Comune di Lecce, provincia di Lecce
Detta la Lupiae Romanae, la Licea o Licium dai Normanni, la Litium dagli Svevi, più tardi detta Leccio o Lezze ed infine Lecce.A partire dal II sec.
Lecce fu arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al porto Adriano (oggi S. Cataldo) che dopo Brindisi divenne il porto più frequentato dell'Adriatico.
Invasa dagli Ostrogoti; occupata dai Greci; dominata dai Romani; invasa e devastata dai Saraceni, Lecce fu comunque una città in cui ebbero particolare fortuna le attività commerciali; fu centro di un rigoglio culturale che caratterizzò l’intero Salento con letterati, filosofi, scienziati e eruditi.
Venne però sconvolta sullo scorcio del XV secolo dalla lotta antisemita e nei sec. XV e XVI, fu più volte prostrata dalla peste negli anni (1469-1481; 1520-1616).
Successivamente, nei sec. XVI-XVIII venne a più volte minacciata dalle incursioni turche e per difenderla da tali attacchi, Carlo V fece costruire il castello e cinse la città di mura, torri ed altre opere militari di cui oggi poco rimane.
La città di LECCE continuò ad essere un importante centro culturale anche in età moderna. Sotto il dominio degli Spagnoli fu abbellita con chiese e costruzioni civili, espressione del cosiddetto 'barocco leccese'. Tra il 1647 ed 1648 la città fu al centro di un vasto movimento antispagnolo.
I promotori dell’insurrezione scoppiata subito dopo la notizia della rivolta di Napoli, furono Giordano Paladini e Giovanni Spinola.
La ribellione non fu solo antispagnola, ma anche antifeudale.
Per la prima volta infatti, prendono corpo le ambizioni di potere da parte della borghesia. Ma nel sec. XVIII, sotto l’influenza della cultura illuministica, si approfondiva la coscienza politica dei Leccesi.
Nacquero scuole di matematica e di diritto e si dette importanza agli studi economici e politici.
Gravi furono i contrasti sociali della seconda metà del XVIII secolo. Malgrado le riforme, le classi popolari non mutarono la loro condizione, mentre il potere politico ed economico rimaneva in mano alla nobiltà terriera.
Nel 1734, dopo la parentesi austriaca si insediarono i Borboni.
I Leccesi, temendo un ritorno agli odiati metodi di dominazione spagnola, insorsero contro i Borboni, capeggiati da due popolani: Pasquale Saraceno e Leonardo Antonio Pedio.
Essi furono mantenuti in carica dalla nuova dinastia, ma per intervento dell’aristocrazia locale, timorosa di mutamenti sociali, furono giustiziati nel febbraio del 1735.
Tra il 1821 ed il 1848, la città cospirò per l’unificazione d’Italia ed ebbe i suoi martiri, dimostrando il suo patriottismo; i liberali leccesi costituirono un governo provvisorio e formarono la guardia nazionale.
Il partito liberale appena costituito, il 12 giugno 1848, sottoscrisse il memorandum delle provincie di Basilicata, di Terra di Bari, di Capitanata e del Molise.
I Borboni riuscirono a sopprimerli. Nel 1860, fermenti libertari, che continuarono a svilupparsi nella città, produssero un comitato cittadino, che prima ancora dell’annessione della città al nuovo Regno d’Italia proclamò la caduta dei Borboni dal trono.
Il 1927 segna il distacco della provincia di Lecce da quelle di Taranto e Brindisi.
Popolazione: 100046
Superficie: 239
Densità: 419
Accessibilità: Il capoluogo salentino, Lecce, dista da Bari 152 Km; si può ragginugere da Bari E55.
Indirizzo comune: Via Rubichi
Tel.: 0832 - 682111
Le foto sono gentilmente concesse dal sito: http://www.comune.lecce.le.it