Secondo lo psicologo francese Robert Frances, esiste una "lingua musicale materna", frutto di un preciso contesto storico - geografico - socio - culturale, che ognuno di noi ha assimilato fin dalla nascita.
Nella sua semplicità la musica popolare ha la forza e l'originalità che derivano da sentimenti comuni a tutti gli uomini del mondo; essa esprime mentalità, credenze, bisogni, situazioni di vita.
I versi di Aremu rindineddha, Klama e la musica che sottolinea questi canti struggenti manifestano tutto il dolore, la necessità, la precarietà di vita degli emigrati griki.
Lo studio e l’esecuzione della musica popolare deve andare oltre il legame con il folklore e le sue categorie: essa ha, infatti, dignità propria, come testimonia la critica romantica del 1800, che ha considerato il ruolo espresso nei secoli dalla produzione popolare (poetica, letteraria, musicale e artistica), da un punto di vista originario e rivoluzionario, cogliendo in essa l'anima più intima e genuina del popolo, il Volksgeist, spirito delle genti, identità sotterranea occulta, ma sempre presente.
Michele Barbi, critico contemporaneo, sostiene che popolare è tutto ciò che il popolo fa suo e il popolo, dice il Toschi, non assorbe mai passivamente ma filtra e, quindi, modifica ciò che proviene dall’esterno, rivelando, così, in quel momento d'assorbimento, un'attività creativa
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LA MUSICA NELLA GRECìA SALENTINA
Quando alcuni anni fa, si dava ormai per spacciato quel poco che sopravviveva della lingua e della cultura grika, pochi avrebbero scommesso che in breve volgere di tempo gli ellenofoni salentini, e quanti hanno a cuore le radici della propria terra, avrebbero impiegato tante energie per recuperare le briciole di un patrimonio che oggi, nonostante tutto, appare sicuramente più definito e corroborato da studi, indagini e pubblicazioni, valide non solo sotto il profilo storiografico, ma anche per quanto attiene l'aspetto filologico e glottologico.
Nella seconda metà del secolo scorso alcuni studiosi cominciarono a rendersi conto dell'agonia della lingua e della cultura grika, e così si cominciarono a raccogliere le testimonianze superstiti della tradizione orale, costituita prevalentemente da traùdia e moroloja. Iniziò una nuova stagione feconda che registrò la composizione in versi griki sia da parte d'autori, che restano ignoti, sia da parte di compositori di notevole spessore poetico. Questa produzione registra anche oggi testimonianze letterarie, artistiche e musicali, che connotano, sia per i recuperi e sia per le novità, le genti ellenofone del Salento.
Canti religiosi, traùdia, moroloja, lamenti, serenate, bium-bò, ninnananne e filastrocche, costituiscono il repertorio poetico-musicale della Grecìa Salentina, a volte come patrimonio comune ed altre volte, invece, come specifica appartenenza territoriale.
I pezzi d'argomento religioso, tra i quali spicca la Passione di Cristo, canto popolare del quale esistono varianti in tutti i centri griki della provincia di Lecce, mostrano un verseggiare alquanto raffinato, una notevole ricchezza lessicale, la frequenza di termini che non ricorrono più nell'uso comune, costrutti sintattici appartenenti alla poesia dotta. Sono traùdia palèa, ossia canti antichi, di difficile datazione che, in ogni modo, dovrebbero risalire al tempo in cui esisteva il rito greco. Si suppone che tali canti siano stati composti in età post-tridentina ed in essi si nota il rispetto dei canoni dottrinali della Chiesa Cattolica.
Se anonimi sono i pezzi religiosi, anonima è pure la musica che li accompagna. Essi, come si è detto, sono stati trasmessi oralmente di generazione in generazione e si differenziano inequivocabilmente da ciò che resta delle analoghe espressioni in dialetto salentino.
Vale la pena di soffermarci sulla composizione drammatica chiamata la Passione di Cristo, che si rappresenta nei paesi della Grecìa salentina il sabato precedente la Domenica delle Palme, giorno di S. Lazzaro. Forse è il più antico e il più caro dei canti religiosi in griko. Nel giorno suddetto, un gruppo di poche persone, adulti o ragazzi, guidati da un personaggio che regge un grosso ramo d'ulivo, segno di pace, ornato con nastrini e simboli della passione di Gesù, gira per il paese, sostando in piazza e ai crocicchi delle strade e canta la sofferenza del Salvatore, accompagnata dal suono di strumenti popolari e gesti drammatici.
A Calimera, per tradizione, il giorno di Natale veniva cantata una canzone in onore del "Bambinello". Si trattava di una ninna-nanna per Gesù Bambino, che si eseguiva davanti al presepe dopo aver recitato il Rosario. Ancora una volta testo e ritmo sono d'autore anonimo, come pure anonimi sono coloro che nel lontano passato hanno composto bium-bò e ninne nanne, dal ritmo sempre uguale, la cui trascrizione musicale è stata operata recentemente.
I traùdia sono componimenti che hanno come tema prevalente l'amore nelle sue varie manifestazioni. La maggior parte di essi è patrimonio comune dei centri griki del Salento, pur se con inevitabili varianti da paese a paese. I traùdia, costituiti di solito da una o più ottave, sono caratterizzati da versi rapidi e concisi, dei quali i primi sei a rima alternata, gli altri due a rima baciata.
Generalmente nei primi quattro versi viene proposto l'argomento, mentre nel quinto e nel sesto si esprime una considerazione o un giudizio, gli ultimi due sono conclusivi. E' la struttura dell'ottava dei poemi cavallereschi del Rinascimento. Il metro usato è in genere il verso endecasillabo. L'uniformità metrica consente l'accompagnamento musicale e il canto a gola spiegata, senza essere costretti a cambiare spesso la frase melodica. Infatti, il repertorio dei motivi musicali della Grecìa non è molto vario e una buona parte di questi motivi svolge una frase musicale articolata su due versi endecasillabi. Ne risulta che le diverse melodie sono adattabili a gran parte dei canti.
Le circostanze in cui il canto è eseguito e lo stato d'animo del cantore o del destinatario del canto suggeriscono la scelta dell'una o dell'altra melodia. Abbiamo perciò motivi e temi tipici della mattinata o serenata, motivi lenti e strascicati propri dei carrettieri, motivi più vivaci con due cantori che alternano il loro canto quasi "a botta e risposta". Questi ultimi sono eseguiti di solito durante il lavoro in campagna da cantori che si trovano in due diversi poderi ed hanno lo scopo di interrompere la monotonia del lavoro e di rinfrancare gli spiriti (Canti grecanici di Corigliano d'Otranto, Galatina, 1978, p.16).
La canzone e la musica grika, pur possedendo specifiche peculiarità costituite dalla polarizzazione delle note tristi e nostalgiche, come nel caso dell’Aremu rindineddha e di Klama, ove il tema sociale narra della condizione dell'emigrante e, comunque, di chi è lontano dal luogo natio, nelle composizioni d'amore palesa toni fatti d'allegria maliziosa e provocatoria.
L'espressione musicale, elaborata nell'ambito autoctono, sorta in età moderna ed influenzata dai ritmi di matrice quasi sempre meridionale, è priva di collegamenti con la cultura musicale greca che si è sviluppata senza coinvolgere o influenzare i griki, quei figli della diaspora che per secoli non hanno avuto alcun rapporto con la madrepatria.
Se di alcuni canti si è tramandato il testo e il ritmo musicale, di moltissimi altri, invece, con sensibilità tutta moderna, ma pur sempre grika, si è prodotto e si produce l'adattamento musicale, oppure lo si trascrive. Qui, è appena il caso di notarlo, un ruolo fondamentale è svolto dalla sensibilità del musicista, sia esso il creatore della musica oppure l'esecutore. Ed é così che si compie il miracolo: vecchi canti assurgono a nuova vita tramite l'esecuzione orchestrale e concerti, diffusi oggi non solo con l'esibizione dal vivo ma anche, e forse soprattutto, tramite le musicassette e i CD. Si superano in tal modo gli angusti limiti territoriali dell'isola etnico-linguistica della Grecìa salentina, la fruizione diventa universale, sia pure nell'ambito di quanti sono appassionati cultori delle tradizioni e della musica popolare.
In un tempo non molto lontano, nei paesi griki del Salento, in occasione di un funerale, si poteva assistere al lamento delle prefiche (rèpute), che con una cantilena straziante, accompagnata da una mimica convulsa frammista a pianto, ripetevano vecchi e secolari motivi, trasmessi da generazione in generazione, ispirati alla mitologia ellenica ed al sentimento tragico della morte.
Se è pur vero che tanti moroloja sono stati raccolti e pubblicati, manca tuttavia il recupero del linguaggio musicale, e ciò perché la figura della rèputa è scomparsa, e solo qualche vecchio di Martano, di Castrignano dei Greci o di Corigliano d'Otranto ricorda qualcosa dei moroloja, che spesso erano improvvisati, o dei lamenti che, invece, erano componimenti poetici scritti in morte di qualche persona amata.
Nell'ambito delle composizioni dedicate ai defunti, occorre distinguere i moroloja propriamente detti, dai canti funebri. Nei moroloja i distici in griko spesso appaiono intercalati da distici in dialetto romanzo locale, mentre per quanto attiene ai canti funebri si nota una straordinaria purezza lessicale grika, probabilmente perché è ristretto il numero dei vocaboli usati.
Per le Foto e la descrizione i ringrazia http://www.greciasalentina.org
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